Una voce nel cuore della notte

A volte, quando ti ritrovi bloccato nel traffico il tempo sembra fermarsi. Sei in strada, non puoi fare altro che continuare a stare lì, magari fermo, o procedendo a passo d’uomo; sono i momenti in cui vedi la tua vita scorrere, pensi al tempo che stai perdendo, alle cose che avresti dovuto fare. L’auto, l’autobus o qualsiasi altro mezzo che scorre lento continua a esistere ma tu non ci sei, non sei presente, vaghi nel limbo senza tempo dei pensieri.

Accade, in un frangete senza tempo, che due sconosciuti, in un autobus, comincino a raccontare la loro storia: sono in viaggio, in un paese straniero, verso una meta turistica e, si scopre, sono in realtà molto simili. Il primo racconta la sua vita reale, quello che sta accadendo intorno a lui, è localizzato nel tempo e nello spazio. Il secondo, invece, procede con una storia nella storia, drammatizzando la narrazione, non solo per la vicenda, a dir poco tragica, ma anche per la tecnica di scrittura, che è un continuo catapultarsi in baratri e oscurità. Il dialogo del film di Wim Wenders si trasforma in una canzone, che si ripete in loop nella notte, nella testa, non smette mai.

I knew these people, these two people. They were in love with each other…

Il viandante si scopre essere un aspirante poeta, colui che scrive e abita lontano da tutto, in fondo a sé stesso, esplorando il proprio corpo e quello delle donne, è quello che scrive nel cuore della notte. Nella notte, che è un luogo figurato, non un momento ma un posto in cui rifugiarsi:

“…Scrivere è sempre sedurre, adescare, portare a te. Anche quando si dice l’opposto. Io ci avevo creduto. Me l’ero bevuta, quella storia delle parole. Da subito, da ragazzo, avevo creduto nella poesia – alla poesia, come alle illusioni, agli sconosciuti con le caramelle – e quando, molto più avanti, la poesia avrebbe creduto in me, ecco che sarebbe stato solo per mandare tutto in rovina. Vorrei dirti che io ero nato con quella musica, che non avevo intelligenza, non avevo sensibilità, non avevo carisma, ma avevo quella musica. La musica delle parole. E nella poesia trovavo un riparo dalla tempesta, uno scudo vile.”

Quello che colpisce del romanzo non è tanto la vicenda in sé, quanto la narrazione di essa:esprime la più totale comprensione del valore del narrare, della necessità di raccontare agli altri, perché abbiamo tutti sete di storie e scrivere, anche per Rossari forse, è stato un esercizio personalissimo di dire la sua, in questo tempo quotidiano che difficilmente riusciamo a fermare.

Marco Rossari, scrittore e traduttore, è nato a Milano nel 1973. Tra i suoi libri: L’unico scrittore buono è quello morto (Edizioni e/o 2012), Piccolo dizionario delle malattie letterarie (Italo Svevo 2016), Le cento vite di Nemesio (Edizioni e/o 2016). Tra i tanti autori tradotti: Charles Dickens, Mark Twain, Percival Everett, Dave Eggers, Alan Bennett, Hunter S. Thompson, John Niven. Per Einaudi ha curato l’antologia Racconti da ridere (2018) e ha pubblicato Nel cuore della notte (2018). Tiene un laboratorio di scrittura umoristica presso la Scuola Belleville di Milano.

Fonte: Thrillernord

Dove la notte è più buia, puoi ammirare le stelle

Questa è una storia terribile, una storia di persone sfortunate e avvenimenti senza speranza; ambientata nel selvaggio Kentucky, tra foreste, pioggia e violenza, contrabbando e povertà. Non vorrete leggere una storia come questa, sarete tentati di fuggire da luoghi tanto oscuri e da un mondo così malvagio, ma non potrete farlo, per una semplice ragione: Chris Offutt è uno scrittore sublime, sincero e raffinato.

Le parole, soppesate nel minimo dettaglio, scorrono leggere a descrivere la natura circostante, nei suoni, colori e minimi cambiamenti del clima. Perché è la natura che porta la legge a cui tutti noi dobbiamo sottostare, ma soprattutto è la natura che scandisce le vite dei personaggi definiti “white trash”, i poveri ma bianchi, ubriaconi, violenti, ignoranti, ma non per questo poco interessanti.

Tucker è in viaggio, l’inizio del romanzo ricorda un po’ la partenza di Paris, Texas, il film di Wim Wenders in cui il protagonista cammina sperduto nel deserto. Ma Tucker sa esattamente dove sta andando, solo che ci arriva a modo suo: incontra Rhonda salvandola dallo zio che stava per violentarla, la sposa e la ama per tutta la vita.

 

La strinse forte, fino a lasciarla senza fiato. Aveva la sensazione che i loro corpi allacciati fossero come un albero spaccato in due dal maltempo, dove la corteccia si ritrova, si riconosce e si fonde di nuovo in un’unica massa. Gli ultimi anni sembrarono evaporare dal suo corpo.

 

Una vita dura, segnata da malattia, depressione, povertà e tanta, tanta sfortuna, ma una vita che vale la pena raccontare e soprattutto raccontare così bene come lo fa Offutt.

Il titolo si riferisce al colore del cielo di notte, ammette l’autore, un cielo, però, di campagna dove il nero si fa più profondo e quindi meraviglioso; dove, insomma, è davvero possibile orientarsi con le stelle ma, come accadrà a Tucker, anche incontrare fantasmi di donne dai capelli argento.

È una storia dura, di una vita dura; la lingua è perfetta e non vi sto consigliando di leggere questo autore o questo libro, vi sto semplicemente dicendo che se non lo fate non sapete cosa vi state perdendo: non inoltrandovi lì dove la campagna è più scura non potrete vedere le stelle.

Chris Offutt è nato a Lexington, Kentucky. Oltre a Nelle terre di nessuno, ha scritto un’altra raccolta di racconti, Out of the Woods, un romanzo, The Good Brother, e tre memoir: The Same River TwiceNo Heroes: A Memoir of Coming Home, e My Father, the Pornographer. Ha ricevuto, nel 1996, il Whiting Award per la narrativa e la saggistica, ed è stato incluso da Grantatra i venti migliori narratori delle ultime generazioni.

Autore: Chris Offutt

Editore: Minimum Fax

Traduzione: Roberto Serrai

Genere: Narrativa

Pagine: 235

Data pubblicazione: 06/2018

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Quello di dentro

Non potrei definire Quello di dentro un romanzo; si tratta piuttosto di una serie di frammenti di memoria, di visioni, di sogni e di speranze. Eppure tutto questa commistione non è dispersiva, anzi, è dinamica e coinvolgente. Il protagonista è lo scrittore stesso; poi, il protagonista diventa un attore e poi l’attore diviene il personaggio di una sceneggiatura.

Alla base di tutto, però, resta ancora una faccia da cowboy, il mito della frontiera, il grande sogno americano e il decadente Chelsea Hotel. Lo ammette anche Patti Smith nell’introduzione: è Sam Shepard e non è Sam Shepard; e non nel senso che ci sia poco di lui, che possa intravedersi tra le righe, ma che c’è e non c’è allo stesso tempo, ubiquo tra realtà descritta in maniera narrativa e ironica, visioni e sogni poetici, conversazioni drammatiche e immagini di paesaggi che sono fotografie.

Le frasi si aprono e si chiudono quasi istantaneamente, sono come battute, incisive, forti. E ciò non ostacola la lettura, la fluidifica nel mare di emozioni riportate, perché mentre leggi realizzi che non potrebbe essere diversamente, non cambieresti una virgola e, in questo caso, un punto.

I titoli dei brevissimi capitoli colpiscono come nomi di canzoni o come titoli di quadri: la sceneggiatura non ha direttive, non ha regole, scorre irrefrenabile e muta in qualcosa di diverso, in un genere differente, anche se in un certo senso un filo rosso si può trovare, ed è lo stesso filo che si annoda alla gola di tanti uomini, ossia i padri degli uomini. Quei padri che dovrebbero fungere da esempio ma che divergono dal loro ruolo e diventano un cappio che toglie il respiro, taglia le gambe alla libertà non fisica, ma morale, forgiando ricordi pessimi che sono difficili da scacciare via, che perseguitano a vita.

Forse, in età avanzata, si comincia ad assomigliare ai propri padri, fisicamente. Ogni occhiata allo specchio diventa una visione di qualcosa che si credeva fosse lontano, scomparso, e all’improvviso ci si rende conto che si dovrà convivere con questo ancora per un po’, che ci si dovrà abituare a confondere i giorni con i ricordi, i fantasmi con i vivi, l’uomo con l’attore, lo scrittore con il personaggio, il passato con il presente, la morte con la vita.

Qui c’è il nodo surreale che stringe la storia: Quello di dentro è una storia affascinante quanto complessa, visionaria e che oltrepassa le regole di genere.

Si dice che la posizione che assumi quando ti addormenti possa influenzare l’andamento dei tuoi sogni; potresti ritrovarti a dover scegliere se avere un sogno o un incubo nel momento in cui ti sistemi nel letto. Ma chi sceglierebbe di avere un incubo?

 

Sam Shepard è stato attore, commediografo e scrittore, considerato dalla critica erede del grande teatro americano. Con la sua capacità di mediazione tra cultura alta e cultura bassa, tra ricerca sperimentale e tradizione popolare, tra adesione ai valori americani e critica ai miti della società del benessere, ha ottenuto grandissimi successi sia come drammaturgo e scrittore sia come attore. Shepard è stato inoltre un apprezzato attore teatrale e cinematografico. La sua commedia Bured child ha ricevuto il premio Pulitzer nel 1979, altri lavori sono Curse of the Starving Class del 1978, True West 1980 e A Lie of the Mind nel 1985.

 

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Giorno dopo giorno

And in short, I was afraid

Questo verso di Eliot racchiude in sé il significato della vicenda. Rimanda alle scelte che si compiono nella vita e soprattutto a quelle che non sono dettate da altro che dalla paura: ci sono occasioni che, invece, per paura, ci lasciamo sfuggire; ma anche in questo caso si tratta di una scelta, perché la paura è una decisione. Si decide di avere paura e si vive come delle comparse della propria storia, lasciando che sia il caso a decidere, restando all’oscuro delle proprie intenzioni con la consapevolezza che ogni passo è un passo verso il fuoco. Allora si resta fermi.

Il principio del romanzo è di una poesia unica, è l’inizio di una storia che comprendi subito essere altamente introspettiva, come un lungo pensiero, un ricordo, un sogno in cui non riesci a svegliarti. Berta Isla si sveglia accanto all’uomo che ha sposato e realizza che egli per lei non è altro che uno sconosciuto, ma il suo sconosciuto.

È l’alba, sono nel letto, il loro bambino dorme nella sua stanza; la mente di Berta vaga e il suo sguardo percorre i lineamenti dell’uomo che dorme accanto a lei, questa persona che sa di non conoscere ma che è certa di amare. Lui parte per i suoi segretissimi viaggi di lavoro, e lei lo aspetta, mentre i giorni si susseguono vuoti:

“Scivolare nel disperante «è appena martedì» all’impaziente «Come sono lunghi i mercoledì» allo speranzoso «Siamo già a giovedì»”

Questo si ripete ogni giorno, in attesa di lui, senza sapere dove sia, in costante paranoia e preoccupazione.

“Ed era vero, lui mi mancava enormemente e immaginavo di mancare anch’io a lui. Ma tutto ciò che prova l’altro appartiene sempre al campo dell’immaginazione.”

Tomás, durante i suoi studi a Cambridge, vive un’esperienza che lo segnerà per il resto della sua vita – e di quella di sua moglie. Questa esperienza è legata a un’altra donna morta, proprio come nel precedente romanzo di Marías, Domani nella battaglia pensa a me.

La vita e la morte si confondono, sono due concezioni tanto separate quanto inevitabilmente dipendenti l’una dall’altra: alcune volte “la morte assomiglia alla vita”, una via di scampo, ma con la morte sono molte anche le cose che vengono lasciate in sospeso e di cui noi non abbiamo più traccia di preoccupazione; la morte ha significato solo per chi resta in vita.

“Che stupidi i giorni, che stupido può essere un giorno qualunque, tu non sai quale sarà e ti inoltri festosamente proprio nel giorno che avresti dovuto evitare, non c’è modo di indovinare il giorno della maledizione, del patibolo e del fuoco, della gola del mare, il giorno che manda all’aria ogni cosa… E come sono stupidi, come sono futili i tuoi passi il giorno in cui non avresti dovuto compierne nemmeno uno, in cui non avresti dovuto uscire di casa.”

Il ritmo del romanzo è riflessivo, intenso e potentemente introspettivo.

Berta è una donna che pensa in maniera profonda non tanto ai fatti ma alle probabilità, e questo rende la storia ricca di vicende potenziali che non fanno altro che alimentare la passione e il coinvolgimento del lettore.

 

 

Javier Marías


Javier Marías è nato a Madrid nel 1951. Della sua opera Einaudi ha pubblicato Domani nella battaglia pensa a meTutte le animeUn cuore cosí biancoL’uomo sentimentaleNera schiena del tempoMalanimoQuand’ero mortaleSelvaggi e sentimentaliVite scritteTraversare l’orizzonteInterpreti di vite, la trilogia de Il tuo volto domani (Febbre e lanciaBallo e sogno e Veleno e ombra e addio), Gli innamoramentiI territori del lupo (suo primo romanzo, pubblicato originariamente nel 1971), Il secolo (pubblicato originariamente in Spagna nel 1983 e uscito per la prima volta in traduzione italiana nel 2013), Mentre le donne dormonoCosì ha inizio il male e Berta Isla.

 

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Le vite potenziali

 

Il lavoro, di questi tempi, è un argomento scottante; non si trova, magari nemmeno si cerca, dopotutto sta per arrivare l’estate. In questa storia, però, ci sono tre ragazzi per cui il lavoro è tutto, su di esso si basa persino la loro amicizia che dura da una vita; per il lavoro sono disposti a giocarsi tutto, perché l’hanno trasformato in vocazione; ma è anche uno stile di vita, anche se, più di tutto, il lavoro all’azienda informatica Albecom è ciò che scandisce le loro vite, i loro fallimenti, le loro vittorie. Dall’azienda parte tutto, a ritroso.

Sono tre persone agli antipodi: il pre-sales dell’azienda, soprannominato GDL, è quello che ci mette lo spirito, oltre alla faccia; viaggia in Europa a procacciare potenziali clienti, convincendoli con i suoi modi di fare sbruffoni, con la parlantina ma soprattutto con lo spirito da combattente che tiene nel cruscotto dell’auto L’arte della guerra, lo stratega.

Luciano, invece, è il più introspettivo dei ragazzi, non ha legami forti, fa quello che deve e gli riesce anche bene. Possiede un animo più triste, rassegnato.

In ogni cosa d’altronde, aveva capito Luciano, c’è un errore, anche nei cieli sereni. Un programmatore lo deve sapere bene: non esiste un programma senza bug, ossia un insetto, l’insetto che penetrava nelle prime enormi macchine informatiche, facendo ponte tra due circuiti, fino a mandarle in tilt. Sarebbe capitato anche a lui?

A lui spettano le riflessioni più profonde del romanzo, è il co-protagonista, l’alter ego dello scrittore che, a mio parere, si fa carico del senso della storia e la direziona.

Il lessico informatico viene riproposto senza sosta all’interno del romanzo, che appare come un gioco di parole e significati ben bilanciato da uno scrittore che le parole le conosce bene, le sa usare, ne valuta costantemente il peso. Targhetta è abile con gli scambi, le metafore, le metonimie; sa calibrare le emozioni perché è attento e preciso.

Il titolo mi ha fatto molto riflettere: “potenziale” nel linguaggio comune significa “che ha aspetto, qualità, possibilità che non si sono ancora manifestate o realizzate”.

È uno stato di potenza, un’energia che potrebbe tradursi in atto. Ma Targhetta, a mio parere, un linguista così fine, lo ha concepito a mo’ di valore grammaticale: qualità o modo del verbo che rappresenta l’azione in quanto possibile, specifica, in modo congiuntivo l’esistenza di una possibilità presente, oppure, con l’imperfetto, di una possibilità passata.

Ebbene questo è tutto ciò che si può dire: è basilare, le vite dei protagonisti furono potenzialmente promettenti, sono potenzialmente in espansione, le possibilità si moltiplicano, la rete si amplia e distribuisce ma può anche catturare e immobilizzare.

 

 

Francesco Targhetta (Treviso 1980) è professore di lettere alle scuole superiori. Ha pubblicato un libro di poesie, Fiaschi (ExCogita, 2009) e un romanzo in versi, Perciò veniamo bene nelle fotografie (Isbn 2012). Nel 2014 ha vinto il premio Delfini e il premio Ciampi. Le vite potenziali è il suo primo romanzo in prosa, candidato al Premio Campiello 2018.

 

 

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The Future Belongs to Crowds

Più libri pubblica, più l’autore diventa debole. La forza segreta che guida l’industria è la compulsione a rendere lo scrittore privo di forza.

Il futuro appartiene alla folla

Il romanzo di Don Delillo, Mao II, viene pubblicato nel 1991, e contiene un valore e un significato che trascendono la collocazione storica, per quanto la sua visione è posta al di là del modernismo, ancora più oltre il post modernismo perchè talmente radicata nell’umano da essere senza tempo. I protagonisti sono quattro: Billy Gray, lo scrittore, la voce del pensiero individuale, la ricerca della identità; il suo agente Scott e la fidanzata Karen, e infine la fotografa specializzata in ritratti di scrittori, Brita. Ma il protagonista assoluto del romanzo è la folla. E nella folla siamo inscritti tutti noi. Il problema sorge dal fatto che in questo “noi” non rientra più alcun “Io” ma, attraverso l’uso di una sola lingua, l’eco ripetuto di una sola parole, viviamo in tempi in cui i nomi sono perduti.

La scena si apre con un matrimonio collettivo allo Yenkee Stadium di New York, per passare attraverso la massa isterica che presenzia al funerale dell’Ayatollah Komehini, prendendo in considerazione il ruolo dello scrittore e del romanzo, che scompaiono assorbiti nella massa indifferenziata. Questa folla appartiene all’era della globalizzazione, che sminuisce le culture locali, in sostanza perché essa è posta come omologazione: questo nuovo ordine del mondo, inaugurato dal presidente Bush nei suoi discorsi di lotta al terrorismo, all’alba della guerra del Golfo,  è un ordine distribuito dall’America, tanto che la globalizzazione è in realtà americanizzazione. L’individuo scompare immerso nella folla, si parla una sola lingua, l’inglese; l’aura generata dalla riproposizione delle immagini, dalla riproduzione, si affievolisce. Il mondo consiste in una costante dislocazione dovuta alla compressione spazio-temporale. I seguaci di Mao, sono un esempio di come la massa sfocata di persone possa essere facilmente plagiata, proprio perché priva della individualità e del valore del singolo.

The novel used to feed our search of meaning

Qual è a questo punto il ruolo dello scrittore e del suo scrivere? A cosa serve raccontare una storia? Le notizie sono i racconti della nostra era, le incessanti e pervasive news che percorrono i media in maniera tanto ripetitiva da annullare la parola. L’identità si rispecchia nella parola, nel linguaggio, il modo in cui si usa plasma la persona; per questo lo scrittore non si perde, non scompare, il suo potere resta forte, lo scrittore diventa terrorista. Tutto il romanzo si gioca sulla comparazione, sulla sostituzione, sulla relazione tra la metafora ( la comparazione tra due cose che sono diverse) e la metonimia ( la sostituzione dei nomi), lo scrittore è come un terrorista oppure lo scrittore è una specie di terrorista? I media post moderni propongono l’immagine del popolo come una folla o la massa è fondamentalmente una folla?

Il fatto essenziale è che sia che si tratti di terrorismo Maoista, che di fondamentalismo islamico, tutto è intrappolato nella rete del mercato globale capitalista in cui ogni cosa ha un suo prezzo. Questo è il Nuovo Ordine del Mondo che è emerso alla fine della Guerra Fredda e che ha condotto a guerre ideologiche e territoriali.

Mao II è l’omonima opera di Andy Warhol, la riproduzione di Mao, la sua immagine. Il titolo del romanzo richiama proprio questo: non vuole parlare della cosa, dell’argomento direttamente, ma pone la questione di quanto ciò di cui parla è la riproduzione di essa, il fermo immagine fotografico che trasla il significato, che traduce in morte. La fotografia è essa stessa una sorta di folla, una infinita merce che diminuisce  l’unicità del momento. Lo sperpera nella sua riproposizione e lo svuota di valore.

What makes this city different is that nobody expects to be in one place for ten minutes. Everybody moves all the time. Seven nameless men own everything and move us around on a board. People are swept out into the streets because the owners need the space. Then they are swept off the streets because someone owns the air they breathe. Men buy and sell air in the sky and there are bodies heaped together in boxes on the sidewalk. Then they sweep away the boxes.”
“You like to overstate.”
“I overstate things to stay alive. This is the point of New York. I completely love and trust this city but I know the moment I stop being angry I’m finished forever.

Il saggio di Peter Knight Mao II and The New World Order si trova in Don Delillo di Stacey Olster

La vita al microscopio

So I am content to tell my simple story without trying to make things seems better than they were

 

Middlemarch o Studio di una vita provinciale è una microscopica analisi di una immaginaria cittadina di provincia che, attraverso la maniera puntuale e logica di un metodo scientifico, procede per ipotesi e deduzioni di cui comprovare l’esattezza attraverso le esperienze e le suggestioni dei personaggi che aumentano a mano a mano che la lente d’ingrandimento dell’autrice amplia il suo raggio d’azione.

Pubblicato tra il 1871 e il 1872, è considerato sia il capolavoro assoluto di George Eliot che uno dei romanzi più importanti della letteratura europea dell’Ottocento, per il suo ambizioso progetto narrativo che spazia dalla sociologia alla psicologia, dalla filosofia alla scienza, dalla religione all’arte; il tutto sottoposto ad una analisi universale ma allo stesso tempo particolareggiata della complessa rete di relazioni che intercorrono tra gli abitanti di questa piccola cittadina rurale ad un passo dall’industrializzazione e sull’orlo della Riforma elettorale del 1832, un evento storico su cui converge lo scontro tra le classi sociali per i loro interessi sia privati che pubblici e il fervore della media borghesia.

I protagonisti sono Dorothea Brooke e Tertius Lydgate che, forti nelle loro elevate ambizioni, dovranno scontrarsi con la dura realtà della vita di una società conservativa che rema contro i loro ideali. Essi aspirano a grandi opere per sé stessi e per gli altri, ma la società in cui vivono non può offrirsi come trampolino di lancio, placando la sete della loro anima, a meno che i due non infrangano quelle stesse regole a cui sono quotidianamente vincolati; ma in una società in cui rompere le regole significa essere esclusi ed emarginati non c’è spazio per l’innovazione, la crescita e il cambiamento e quindi per l’espressione totale della propria individualità.

I due giovani e ispirati protagonisti però sono solo frammenti di una rete più ampia in cui tutti i personaggi sono interconnessi. Come nella rete di un ragno o come i fili intrecciati in un tessuto, ogni pezzo esiste come parte di un tutto, allo stesso modo in cui la totalità degli eventi non sarebbe plausibile senza le singole relazioni tra le parti. A mano a mano la descrizione passa ai vari nuclei familiari collegati tra loro tanto quanto in realtà differiscono, e all’interno dei quali si scontrano singoli individui e matrimoni, debolezze e ambizioni, imperfezioni e vanità. Un reticolo di persone che può essere comparato ad un sistema nervoso che collega le varie parti dell’organismo, con una modulazione di corrispondenze, similitudini e connessioni; nel romanzo, come nella mente umana esistono impulsi misteriosi e primordiali che, tramite l’evoluzione e l’esperienza di ogni individuo producono diverse reazioni. Chi non riesce a trascendere le meschinità ed elevarsi ad un più alto livello di armonia non può interfacciarsi con il divino.

Questa visione psicofisica dell’uomo, portata dalla scia razionalistica seicentesca fino alle teorie vitalistiche del Settecento, non tralascia l’importanza della sensibilità e della passionalità come fonte di energia nell’uomo e del suo sviluppo interiore. Il metodo scientifico sottolineato dalla critica, si riferisce quindi non solo allo studio del reale ma anche alla sua profonda comprensione che ha come fine la rivelazione delle più inconsce e nascoste connessioni umane improntate al sentimentalismo: la crescita individuale o collettiva nei romanzi eliotiani non prevede che le passioni e gli istinti vengano repressi; essi possono riemergere nei vari momenti di incoscienza ma possono essere controllati o reindirizzati, o addirittura, come nel caso dei riflessivi Dorothea e Lydgate gli istinti morali vengono sublimati. Il metodo di base razionalistico insito nel romanzo, costruito attraverso una precisa imagery fatta di analogie, metafore e parabole, viene a poco a poco decostruito dall’inevitabilmente incontrollabile comportamento umano. L’esperimento scientifico non viene abbandonato, ma la Eliot ne dimostra la valenza e i limiti all’interno di vari fenomeni ed eventi, come se i suoi romanzi fossero una verifica delle sue tesi filosofiche. D’altronde è proprio l’immaginazione il più importante elemento necessario alla scoperta scientifica.

L’autrice svela i suoi personaggi come quadri dalle cornici dorate esposti d’un tratto alla luce del sole; vengono mostrati e descritti per quello che sono e poi legati o contrapposti o divisi dagli eventi. I personaggi che si incontrano in Middlemarch ci vengono proposti chiaramente e a noi resta doverli guardare prendere decisioni che sembrano giuste, ma che poi si rivelano sbagliate e con cui dovranno convivere; li osserviamo crescere, commettere errori e imparare; innamorarsi, cadere e rialzarsi oppure disinnamorarsi, assistendo alla disillusione, alla presa di consapevolezza della vita e della sua imprevedibilità.

Tutti i personaggi sono affetti da un disagio sia interno che esterno. Essi soffrono di una lieve forma di follia indicativa della situazione sia fisica che mentale dove il corpo risente delle sofferenze e delle gioie tanto quanto ne è la genesi. La coscienza senza il corpo infatti è pura astrazione: le persone di George Eliot pensano intensamente e altrettanto intensamente sentono. Il fatto che sbaglino e che commettano errori, che soffrano non è legato a nulla di razionale, a nulla di scientificamente esplicabile. Quest’opera è un esperimento, in cui l’autrice che tesse la rete di una realtà artificiosa e si eleva a un Dio che di tanto in tanto fa udire la sua voce tra le righe; ma allo stesso tempo l’inevitabile imprevedibilità della vita, la sua complessità, il dramma, l’amarezza, la malinconia, la disillusione intrinseca alla vita stessa rendono l’opera uno specchio della realtà incontrollabile, e rendono Middlemarch un romanzo dalla immane bellezza.

 

George Eliot

It is never too late to be what you might have been.

 

Mary Anne Evans nasce il 22 novembre 1819 ad Arbury Farm, nel Warwickshire. Molto legata al padre carpentiere edile e poi agente immobiliare che diviene una figura che ricorre spesso nei suoi romanzi, come ad esempio in Caleb Garth di Middlemarch. Mary Anne, giovane dall’intelligenza particolarmente brillante, ebbe ampio accesso alla biblioteca di Arbury Hall, fondamentale per la sua formazione culturale mentre importante per lei fu anche la formazione religiosa della sua famiglia anglicana.

Dopo vari spostamenti tra diversi collegi stringe amicizia con Miss Maria Lewis, una istitutrice irlandese convinta sostenitrice del movimento evangelico e di fede calvinista, che avrà una grandissima influenza sulla sua formazione religiosa, inculcandole il culto della predestinazione e il disprezzo per gli aspetti effimeri e mondani della vita.

Alla morte della madre, nel 1936, è costretta ad abbandonare la scuola e quando il fratello prende la proprietà della casa e lei si trasferisce con il padre vicino a Coventry, la cui vicinanza alla buona società le permise buone conoscenze anche con personalità di spicco. Viene iniziata a teologie molto più liberali e radicali; smette di andare in chiesa e comincia lo studio del tedesco e delle origini storiche del Cristianesimo, cosa che provoca il risentimento del padre che si rifiuta di vivere con lei a meno che non riprenda a frequentare le funzioni religiose. Sono questi i mesi che vengono definiti dalla Eliot come periodo della “Guerra Santa”.

Alla morte del padre, libera di dedicarsi completamente a sé stessa, soggiorna sola a Ginevra per otto mesi, poi è a Coventry e poi a Londra come assistente di John Chapman, direttore della Westminster review di cui diviene caporedattrice, scrivendo dissertazioni e articoli di critica. Conosce il filosofo Herbert Spencer e grazie a lui conosce lo scrittore George Lewes con cui intreccia una relazione scandalosa perché Lewes è sposato ma separato dalla moglie che ha avuto uno relazione con un altro uomo, ma da cui non può ottenere il divorzio. Decidono quindi di vivere insieme ma a causa dello scandalo risiedono prima all’estero e poi a Richmond dove la Eliot collabora con la Westminster Review e con il Leader.

Grazie al suo successo come scrittrice e col passare del tempo, entrambi vengono riammessi in società. Nel ‘54 appare la sua traduzione del libro L’essenza del cristianesimo di Feuerbach, mentre in Germania comincia la traduzione dell’Etica di Spinoza. Nel ’57 appare la prima parte di “Amos Barton” e altre storie poi raccolte nel volume Scenes of Clerical Life del ’58, usando per la prima volta lo pseudonimo George Eliot in parte per nascondere la delicata questione dello stato coniugale e in parte per distanziarsi dalle scrittrici di romanzi moderni da lei giudicati ridicoli e triviali.

Nel 1859 esce il suo primo romanzo Adam Bede, che riscuote piacevoli consensi dalla critica: storia del prestante falegname Adam, innamorato di una donna mondana che lo respinge preferendogli un signorotto locale e delle conseguenze che le sue azioni avranno sulla serena comunità rurale. Nel 1860 viene pubblicato The Mill on the Floss, un romanzo vigoroso e sferzante, caratterizzato da una coraggiosa presa di posizione femminista di chiara matrice autobiografica, è una storia di emancipazione sociale; nel ’61 è la volta di Silas Marner, un semplice tessitore che deluso in amicizia e amareggiato da una falsa accusa, si ritira al suo telaio e alle sue ricchezze che però gli verranno rubate e sostituite con una bambina dai capelli d’oro; si tratta di una racconto di innocenza e colpa che si snoda attraverso il mistero del tesoro rubato, della bambina e sulla sua provenienza come una allegoria morale sul potere di redenzione dell’amore. A seguito del suo viaggio in Italia scrive Romola nel 1863, ambientato nella Firenze Rinascimentale negli anni successivi alla cacciata della famiglia medici in cui il riformatore religioso Savonarola minaccia la città. Allo stesso periodo appartengono Brother Jacob e Felix Holt, pubblicato nel ’66 mentre la Eliot è impegnata a scrivere le sue due sole opere in versi, tra cui The Spanish Gipsy. Middlemarch è il suo settimo e penultimo romanzo, scritto tra il ’69 e il ’72, seguito nel ’78 da Daniel Deronda, il romanzo più ambizioso in cui il protagonista contrasta il lassismo morale dell’aristocrazia britannica con il fervore del nazionalismo ebreo, mentre Gwendolen Harleth, schiacciata in un matrimonio senza amore con l’arrogante e crudele Grandcourt, cerca la salvezza nell’altruistico e profondamente spirituale Daniel il quale profondamente influenzato dalla scoperta delle sue origini ebraiche, è troppo impegnato nel suo risveglio culturale per salvarla dalla disperazione.

Nel ’78 muore Lewes e la Eliot continua il lavoro incompiuto del suo compagno, Life and Mind e dopo un lungo periodo di solitudine, decide di sposare il giovane John Walter Cross, con grande scandalo in società ma con le felicitazioni del fratello. Muore pochi mesi dopo, il 22 dicembre 1880.

Quella inconfondibile vetta

 

Siamo perseguitati da indizi di felicità”, questo è l’incipit del resoconto che fa Howard Baker del suo paradossale viaggio in Paradiso.

Per tutto il tragitto che percorriamo nel corso della nostra vita incontreremo molte strade divergenti, incroci e semafori, incidenti e soste forzate, ma non dovremmo mai dimenticarci che la strada della vita è disseminata da piccole possibilità di gioia e felicità.

Howard finisce per caso in Paradiso,un luogo che però non sembra così avulso dai problemi reali che preoccupano le persone sulla Terra; nel Paradiso esistono ancora le mansioni operaie, i dirigenti e la possibilità di fare carriera, solo che diventare importanti potrebbe permetterti di avere una conversazione tranquilla con Dio.

Interessante è la disputa che nasce quando il protagonista crea nel suo ufficio la inconfondibile vetta del monte Cervino: c’è da aspettarsi che qualche sciocco decida di scalare la montagna e che faccia una brutta fine, ma di chi è la colpa? Del creatore? O dello sciocco? Alcune cose sono inevitabili, imprevedibili, la cima del monte è un capolavoro nella sua forma ma ciò non toglie che le cose belle siano anche pericolose.

Il viaggio rappresenta la scoperta della realtà sottostante alla realtà, quella che non si riesce a vedere, tanto si è affaccendati nelle vicissitudini quotidiane, fatte di lavoro, competizione con i colleghi, amicizie, amori, pranzi, cene, cerimonie ecc.

Il Paradiso è il sogno lucido dove puoi trovare finalmente il tempo libero per fare anche l’impossibile, come volare, ma è anche il luogo dove confrontare la vita reale con l’irreale, per poterla comprendere meglio.

La metropoli vibrante in cui tutto è veramente possibile permette ad Howard di continuare a vivere la sua vita con moglie e figli, di incontrare e innamorarsi della giovane e bella Rose e di ritrovare vecchie conoscenze ma farne anche di nuove.

Il suo percorso lo condurrà a ottenere sempre più saggezza fino all’incontro inaspettato con Dio, che gli chiederà una consulenza.

Howard Baker costituisce non tanto un personaggio quanto un prototipo di uomo, anzi di primo uomo, colui che potrebbe essere lo stampino, primo ispiratore di una progenie umana di idee liberali, con la voglia di cambiare ciò che può essere migliorato, e di riscoprirsi di tanto in tanto ancora giovane e con la possibilità di innamorarsi di nuovo, di una donna bellissima, della vita, dell’amicizia e dell’umanità stessa, creando da solo una possibilità di paradiso in terra.

 

Micheal Frayn


Micheal Frayn è autore di celebri opere come Copenaghen e Afterlife. Tra i suoi romanzi bestseller troviamo Headlong, finalista al Men Booker Prize, Spice, vincitore del Whitbread Best Novel Award, infine Skios, in lista per il Men Booker Prize.

 

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Immergersi da Manhattan beach

L’acqua è l’elemento portante dell’intera storia, un’acqua che è sinonimo di profondità, di immersione, di buio profondo, e in fin dei conti l’intero romanzo sostiene una modalità di lettura a lenta discesa negli abissi della realtà. È una storia lontana dalle nostre abitudini, dall’incessante interferenza delle tecnologie moderne nella quotidianità, distante dalla concezione usuale della guerra in senso epico.

La prima immagine che ci propone è quella di un padre, visto dagli occhi della piccola Anna che non solo lo ama molto ma ne è particolarmente complice, e del misterioso Dexter Styles sulla spiaggia di Manhattan Beach. La ragazzina convince i due adulti che discutono di lavoro a togliersi le scarpe e ad affondare i piedi nella sabbia, a inseguirla sulla spiaggia, per finire tra le braccia di approvazione del padre che con il misterioso uomo stava concludendo un accordo di lavoro importante. Questa piccola finestra di bellezza accompagnerà la storia di Anna come una memoria inossidabile del padre misteriosamente scomparso, fino al fatidico incontro, anni dopo, con l’affascinante signor Styles, gangster i cui traffici si dice siano al novanta percento “puliti”.

Anna è ormai una donna decisa e intraprendente, lavora in una ditta di costruzione di materiali bellici e si prende cura della sorella gravemente malata e impossibilitata a camminare, a parlare e a vivere. Vuole che lei veda il mare e per una casualità l’occasione si presenterà sulla stessa spiaggia di tanti anni prima.

La passione entrerà nella vita di Anna, con le prevedibili conseguenze, e poi la guerra… Le prove a cui si sottopone per il suo lavoro da palombara sono come una passeggiata nelle profondità marine: intorno non si vede molto, le correnti sono forti, la tuta pesante, l’aria diminuisce e il collegamento con la realtà è solo una corda a cui tenersi aggrappati.

Nessuno si aspettava dall’autrice Premio Pulitzer Jennifer Egan un romanzo storico tanto classico, dalla trama semplice, dettagliatissimo ed evocativo della New York di gangster, immigrati e marinai, impreziosito da flashback che sono cartoline, ma pur sempre un romanzo lontanissimo dalla realtà, poco moderno, già superato, per non dire banale. Troviamo quindi accuratezza storica, ricostruzione impeccabile, quel tanto di coinvolgimento emotivo dovuto all’intrecciarsi dei destini, la lotta al cambiamento sociale nei confronti delle donne, con Anna che insiste per ottenere il suo lavoro come palombara; una storia su come i segreti possano condizionarci e plasmare le identità, un romanzo classico fino all’osso.

È nel mare che le vittime possono essere gettate, è il mare che porta i migranti a stabilirsi nella grande città dopo essere passati per Ellis Island e aver cambiato il proprio nome, è il mare che indica il viaggio per ritrovare sé stessi, che separa l’America dalla Grande Guerra, è sempre il mare infine che tocca la spiaggia, si riversa sulla terra e continua incessantemente a trasportare l’eco di chi nel mare ha creduto molto e gli ha affidato il proprio destino.

 

Jennifer Egan


È nata a Chicago. Ha trascorso l’adolescenza viaggiando per il mondo e solo a trent’anni si è stabilita a New York. Ha pubblicato i romanzi La figlia dei fioriGuardamiLa fortezzaScatola nera. Nel 2011, con Il tempo è un bastardo, ha vinto il Premio Pulitzer. È unanimemente riconosciuta come una delle voci più importanti della narrativa americana contemporanea.

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I migliori libri di tutti i tempi

Dicono che le persone innamorate siano propense a certi tipi di pazzia. Ebbene l’amore spassionato per la letteratura ti conduce su sentieri inesplorati, alla scoperta di nuovi mondi. Questo amore (e anche un amore più terreno qual è quello per il mio lui) mi ha condotta in particolare ad intraprendere una nuova sfida, quella di voler leggere tutti i libri che sono stati dichiarati i 100 migliori di sempre, la cosiddetta World Library.

Proposti da 100 scrittori di 54 paesi diversi e compilata nel 2002 dall’Associazione del Club Norvegese del Libro, la lista tenta di riflettere la letteratura mondiale, con libri di tutti i paesi, culture e periodi diversi.

I testi si trovano tutti sullo stesso piano

Gli organizzatori ci tengono ad affermare che non ci sono classifiche o suddivisione, ogni autore ha scelto 10 libri e da questi sono stati selezionati i libri più votati, senza alcun ordine tranne per il Don Chisciotte che è stata definita la più grande opera letteraria mai scritta.

Titolo Autore Anno Paese Lingua
1984 George Orwell 1949 Regno Unito inglese
Abhijñānaśākuntalam Kālidāsa I secoloIV secolo Impero guptaIndia sanscrito
Alla ricerca del tempo perduto Marcel Proust 19131927 Francia francese
Amatissima Toni Morrison 1987 Stati Uniti inglese
Amleto William Shakespeare 1603 Inghilterra inglese
Anna Karenina Lev Tolstoj 1877 Russia russo
Assalonne, Assalonne! William Faulkner 1936 Stati Uniti inglese
Berlin Alexanderplatz Alfred Döblin 1929 Germania tedesco
Bustan Saadi 1257 PersiaImpero mongolo persiano
Casa di bambola Henrik Ibsen 1879 Norvegia norvegese
Cecità José Saramago 1995 Portogallo portoghese
Cent’anni di solitudine Gabriel García Márquez 1967 Colombia spagnolo
Cime tempestose Emily Brontë 1847 Regno Unito inglese
Decameron Giovanni Boccaccio 13491353 Italia italiano
Delitto e castigo Fëdor Dostoevskij 1865 Russia russo
Diario di un pazzo Lu Hsun 1918 Cina cinese
Divina Commedia Dante Alighieri 1321 Italia italiano
Don Chisciotte della Mancia Miguel de Cervantes 16051615 Spagna spagnolo
Edipo re Sofocle 430 a.C. Antica Grecia greco antico
Eneide Virgilio 29 a.C.19 a.C. Impero romano latino
Epopea di Gilgamesh anonimo XVIII-XVII secolo a.C. Impero accadico accadico
Fame Knut Hamsun 1890 Norvegia norvegese
Faust Johann Wolfgang von Goethe 1832 WeimarGermania tedesco
Fiabe Hans Christian Andersen 18351837 Danimarca danese
Figli ed amanti David Herbert Lawrence 1913 Regno Unito inglese
Finzioni Jorge Luis Borges 19441986 Argentina spagnolo
Foglie d’erba Walt Whitman 1855 Stati Uniti inglese
Gargantua e Pantagruel François Rabelais 15321534 Francia francese
Genji monogatari Murasaki Shikibu XI secolo Giappone giapponese
Gente indipendente Halldór Laxness 19341935 Islanda islandese
Gita al faro Virginia Woolf 1927 Regno Unito inglese
Grande Sertão João Guimarães Rosa 1956 Brasile portoghese
Grandi speranze Charles Dickens 1861 Regno Unito inglese
Guerra e pace Lev Tolstoj 18651869 Russia russo
I Buddenbrook Thomas Mann 1901 Germania tedesco
I demoni Fëdor Dostoevskij 1872 Russia russo
I figli della mezzanotte Salman Rushdie 1981 India inglese
I fratelli Karamazov Fëdor Dostoevskij 1880 Russia russo
I racconti di Canterbury Geoffrey Chaucer XIV secolo Inghilterra inglese
I viaggi di Gulliver Jonathan Swift 1726 Irlanda inglese
Il castello Franz Kafka 1926 Austria tedesco
Il processo Franz Kafka 1925 Austria tedesco
Il rione dei ragazzi Naguib Mahfouz 1959 Egitto arabo
Il rosso e il nero Stendhal 1830 Francia francese
Il suono della montagna Yasunari Kawabata 1954 Giappone giapponese
Il taccuino d’oro Doris Lessing 1962 Regno Unito inglese
Il tamburo di latta Günter Grass 1959 Germania tedesco
Il vecchio e il mare Ernest Hemingway 1952 Stati Uniti inglese
Iliade Omero VIII secolo a.C. Antica Grecia greco antico
Jacques il fatalista Denis Diderot 1796 Francia francese
L’amore ai tempi del colera Gabriel García Márquez 1985 Colombia spagnolo
L’educazione sentimentale Gustave Flaubert 1869 Francia francese
L’idiota Fëdor Dostoevskij 1869 Russia russo
L’uomo senza qualità Robert Musil 19301932 Austria tedesco
L’urlo e il furore William Faulkner 1929 Stati Uniti inglese
La coscienza di Zeno Italo Svevo 1923 Italia italiano
La metamorfosi ed altri racconti Franz Kafka 1924 Austria tedesco
La montagna incantata Thomas Mann 1924 Germania tedesco
La morte di Ivan Il’ič Lev Tolstoj 1886 Russia russo
La signora Dalloway Virginia Woolf 1925 Regno Unito inglese
La stagione della migrazione a Nord Tayeb Salih 1971 Sudan arabo
La Storia Elsa Morante 1974 Italia italiano
Le anime morte Nikolaj Vasil’evič Gogol’ 1842 Russia russo
Le avventure di Huckleberry Finn Mark Twain 1884 Stati Uniti inglese
Le cose crollano Chinua Achebe 1958 Nigeria inglese
Le metamorfosi Ovidio 8 d.C. Impero romano latino
Le mille e una notte anonimo 7001500 Califfato AbbasideIndia arabo
Libro dell’inquietudine Fernando Pessoa 1928 Portogallo portoghese
Libro di Giobbe anonimo VI-IV secolo a.C. Impero persiano ebraico
Lo straniero Albert Camus 1942 AlgeriaFrancia francese
Lolita Vladimir Nabokov 1955 Stati Uniti inglese
Madame Bovary Gustave Flaubert 1857 Francia francese
Mahābhārata Vyasa IV secolo a.C.IV secolo India sanscrito
Mathnawi Gialal al-Din Rumi 12581273 PersiaImpero mongolo persiano
Medea Euripide 431 a.C. Antica Grecia greco antico
Memorie di Adriano Marguerite Yourcenar 1951 Francia francese
Middlemarch George Eliot 1871 Regno Unito inglese
Moby-Dick Herman Melville 1851 Stati Uniti inglese
MolloyMalone muoreL’innominabile Samuel Beckett 19511953 Irlanda francese
Njáls saga anonimo XIII secolo Islanda norreno
Nostromo Joseph Conrad 1904 Regno Unito inglese
Odissea Omero VIII-VII secolo a.C. Antica Grecia greco antico
Operette Morali Giacomo Leopardi 1818 Italia italiano
Orgoglio e pregiudizio Jane Austen 1813 Regno Unito inglese
Otello William Shakespeare 1622 Inghilterra inglese
Papà Goriot Honoré de Balzac 1835 Francia francese
Pedro Páramo Juan Rulfo 1955 Messico spagnolo
Pippi Calzelunghe Astrid Lindgren 1945 Svezia svedese
Poesie Paul Celan 1952 Romania tedesco
Racconti Anton Čechov 1886 Russia russo
Racconti Edgar Allan Poe XIX secolo Stati Uniti inglese
Ramayana Valmiki III secolo a.C. India sanscrito
Re Lear William Shakespeare 1608 Inghilterra inglese
Romancero gitano Federico García Lorca 1928 Spagna spagnolo
Saggi Michel de Montaigne 1595 Francia francese
Ulisse James Joyce 1922 Irlanda inglese
Uomo invisibile Ralph Ellison 1952 Stati Uniti inglese
Viaggio al termine della notte Louis-Ferdinand Céline 1932 Francia francese
Vita e opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo Laurence Sterne 1760 Inghilterra inglese
Zorba il greco Nikos Kazantzakis 1946 Grecia greco moderno

Elenco degli autori

Nome Paese
Chinghiz Aitmatov Kirghizistan
Ahmet Altan Turchia
Aharon Appelfeld Israele
Paul Auster Stati Uniti d’America
Félix de Azúa Spagna
Julian Barnes Inghilterra
Simin Behbahani Iran
Robert Bly Stati Uniti d’America
André Brink Sudafrica
Suzanne Brøgger Danimarca
A. S. Byatt Inghilterra
Peter Carey Australia
Martha Cerda Messico
Jung Chang Cina/Inghilterra
Maryse Condé Guadalupe
Mia Couto Mozambico
Jim Crace Inghilterra
Edwidge Danticat Haiti
Bei Dao Cina
Assia Djebar Algeria
Mahmoud Dowlatabadi Iran
Jean Echenoz Francia
Kerstin Ekman Svezia
Nathan Englander Stati Uniti d’America
Hans Magnus Enzensberger Germania
Emilio Estévez Cuba
Nuruddin Farah Somalia
Kjartan Fløgstad Norvegia
Jon Fosse Norvegia
Janet Frame Nuova Zelanda
Marilyn French Stati Uniti d’America
Carlos Fuentes Messico
Izzat Ghazzawi Palestina
Amitav Ghosh India
Pere Gimferrer Spagna
Nadine Gordimer Sudafrica
David Grossman Israele
Einar Már Guðmundsson Islanda
Seamus Heaney Irlanda
Christoph Hein Germania
Aleksandar Hemon Bosnia-Erzegovina
Alice Hoffman Stati Uniti d’America
Chenjerai Hove Zimbabwe
Sonallah Ibrahim Egitto
John Irving Stati Uniti d’America
P. C. Jersild Svezia
Yasar Kemal Turchia
Jan Kjærstad Norvegia
Milan Kundera Repubblica Ceca/Francia
Leena Lander Finlandia
John le Carré Inghilterra
Siegfried Lenz Germania
Doris Lessing Inghilterra
Astrid Lindgren Svezia
Viivi Luik Estonia
Amin Maalouf Libano/Francia
Claudio Magris Italia
Norman Mailer Stati Uniti d’America
Tomás Eloy Martínez Argentina
Frank McCourt Irlanda/Stati Uniti d’America
Gita Mehta India
Ana Miranda Brasile
Rohinton Mistry India/Canada
Abdel Rahman Munif Arabia Saudita
Herta Müller Romania
V. S. Naipaul Trinidad e Tobago/Inghilterra
Cees Nooteboom Paesi Bassi
Ben Okri Nigeria/Inghilterra
Orhan Pamuk Turchia
Sara Paretsky Stati Uniti d’America
Jayne Anne Phillips Stati Uniti d’America
Valentin Rasputin Russia
João Ubaldo Ribeiro Brasile
Alain Robbe-Grillet Francia
Salman Rushdie India/Inghilterra
Nawal El Saadawi Egitto
Hanan al-Shaykh Libano
Nihad Sirees Siria
Göran Sonnevi Svezia
Susan Sontag Stati Uniti d’America
Wole Soyinka Nigeria
Gerold Späth Svizzera
Graham Swift Inghilterra
Antonio Tabucchi Italia
Fouad al-Tikerly Iraq
D. M. Thomas Inghilterra
Adam Thorpe Inghilterra
Kirsten Thorup Danimarca
Alexander Tkachenko Russia
Pramoedya Ananta Toer Indonesia
Olga Tokarczuk Polonia
Michel Tournier Francia
Jean-Philippe Toussaint Belgio
Mehmed Uzun Turchia
Nils-Aslak Valkeapää Sápmi
Vassilis Vassilikos Grecia
Yvonne Vera Zimbabwe
Fay Weldon Inghilterra
Christa Wolf Germania
A. B. Yehoshua Israele
Spôjmaï Zariâb Afghanistan

Che la challenge abbia inizio!

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