L’acqua è l’elemento portante dell’intera storia, un’acqua che è sinonimo di profondità, di immersione, di buio profondo, e in fin dei conti l’intero romanzo sostiene una modalità di lettura a lenta discesa negli abissi della realtà. È una storia lontana dalle nostre abitudini, dall’incessante interferenza delle tecnologie moderne nella quotidianità, distante dalla concezione usuale della guerra in senso epico.

La prima immagine che ci propone è quella di un padre, visto dagli occhi della piccola Anna che non solo lo ama molto ma ne è particolarmente complice, e del misterioso Dexter Styles sulla spiaggia di Manhattan Beach. La ragazzina convince i due adulti che discutono di lavoro a togliersi le scarpe e ad affondare i piedi nella sabbia, a inseguirla sulla spiaggia, per finire tra le braccia di approvazione del padre che con il misterioso uomo stava concludendo un accordo di lavoro importante. Questa piccola finestra di bellezza accompagnerà la storia di Anna come una memoria inossidabile del padre misteriosamente scomparso, fino al fatidico incontro, anni dopo, con l’affascinante signor Styles, gangster i cui traffici si dice siano al novanta percento “puliti”.

Anna è ormai una donna decisa e intraprendente, lavora in una ditta di costruzione di materiali bellici e si prende cura della sorella gravemente malata e impossibilitata a camminare, a parlare e a vivere. Vuole che lei veda il mare e per una casualità l’occasione si presenterà sulla stessa spiaggia di tanti anni prima.

La passione entrerà nella vita di Anna, con le prevedibili conseguenze, e poi la guerra… Le prove a cui si sottopone per il suo lavoro da palombara sono come una passeggiata nelle profondità marine: intorno non si vede molto, le correnti sono forti, la tuta pesante, l’aria diminuisce e il collegamento con la realtà è solo una corda a cui tenersi aggrappati.

Nessuno si aspettava dall’autrice Premio Pulitzer Jennifer Egan un romanzo storico tanto classico, dalla trama semplice, dettagliatissimo ed evocativo della New York di gangster, immigrati e marinai, impreziosito da flashback che sono cartoline, ma pur sempre un romanzo lontanissimo dalla realtà, poco moderno, già superato, per non dire banale. Troviamo quindi accuratezza storica, ricostruzione impeccabile, quel tanto di coinvolgimento emotivo dovuto all’intrecciarsi dei destini, la lotta al cambiamento sociale nei confronti delle donne, con Anna che insiste per ottenere il suo lavoro come palombara; una storia su come i segreti possano condizionarci e plasmare le identità, un romanzo classico fino all’osso.

È nel mare che le vittime possono essere gettate, è il mare che porta i migranti a stabilirsi nella grande città dopo essere passati per Ellis Island e aver cambiato il proprio nome, è il mare che indica il viaggio per ritrovare sé stessi, che separa l’America dalla Grande Guerra, è sempre il mare infine che tocca la spiaggia, si riversa sulla terra e continua incessantemente a trasportare l’eco di chi nel mare ha creduto molto e gli ha affidato il proprio destino.

 

Jennifer Egan


È nata a Chicago. Ha trascorso l’adolescenza viaggiando per il mondo e solo a trent’anni si è stabilita a New York. Ha pubblicato i romanzi La figlia dei fioriGuardamiLa fortezzaScatola nera. Nel 2011, con Il tempo è un bastardo, ha vinto il Premio Pulitzer. È unanimemente riconosciuta come una delle voci più importanti della narrativa americana contemporanea.

L’articolo è pubblicato da:

http://thrillernord.it/manhattan-beach/