So I am content to tell my simple story without trying to make things seems better than they were

 

Middlemarch o Studio di una vita provinciale è una microscopica analisi di una immaginaria cittadina di provincia che, attraverso la maniera puntuale e logica di un metodo scientifico, procede per ipotesi e deduzioni di cui comprovare l’esattezza attraverso le esperienze e le suggestioni dei personaggi che aumentano a mano a mano che la lente d’ingrandimento dell’autrice amplia il suo raggio d’azione.

Pubblicato tra il 1871 e il 1872, è considerato sia il capolavoro assoluto di George Eliot che uno dei romanzi più importanti della letteratura europea dell’Ottocento, per il suo ambizioso progetto narrativo che spazia dalla sociologia alla psicologia, dalla filosofia alla scienza, dalla religione all’arte; il tutto sottoposto ad una analisi universale ma allo stesso tempo particolareggiata della complessa rete di relazioni che intercorrono tra gli abitanti di questa piccola cittadina rurale ad un passo dall’industrializzazione e sull’orlo della Riforma elettorale del 1832, un evento storico su cui converge lo scontro tra le classi sociali per i loro interessi sia privati che pubblici e il fervore della media borghesia.

I protagonisti sono Dorothea Brooke e Tertius Lydgate che, forti nelle loro elevate ambizioni, dovranno scontrarsi con la dura realtà della vita di una società conservativa che rema contro i loro ideali. Essi aspirano a grandi opere per sé stessi e per gli altri, ma la società in cui vivono non può offrirsi come trampolino di lancio, placando la sete della loro anima, a meno che i due non infrangano quelle stesse regole a cui sono quotidianamente vincolati; ma in una società in cui rompere le regole significa essere esclusi ed emarginati non c’è spazio per l’innovazione, la crescita e il cambiamento e quindi per l’espressione totale della propria individualità.

I due giovani e ispirati protagonisti però sono solo frammenti di una rete più ampia in cui tutti i personaggi sono interconnessi. Come nella rete di un ragno o come i fili intrecciati in un tessuto, ogni pezzo esiste come parte di un tutto, allo stesso modo in cui la totalità degli eventi non sarebbe plausibile senza le singole relazioni tra le parti. A mano a mano la descrizione passa ai vari nuclei familiari collegati tra loro tanto quanto in realtà differiscono, e all’interno dei quali si scontrano singoli individui e matrimoni, debolezze e ambizioni, imperfezioni e vanità. Un reticolo di persone che può essere comparato ad un sistema nervoso che collega le varie parti dell’organismo, con una modulazione di corrispondenze, similitudini e connessioni; nel romanzo, come nella mente umana esistono impulsi misteriosi e primordiali che, tramite l’evoluzione e l’esperienza di ogni individuo producono diverse reazioni. Chi non riesce a trascendere le meschinità ed elevarsi ad un più alto livello di armonia non può interfacciarsi con il divino.

Questa visione psicofisica dell’uomo, portata dalla scia razionalistica seicentesca fino alle teorie vitalistiche del Settecento, non tralascia l’importanza della sensibilità e della passionalità come fonte di energia nell’uomo e del suo sviluppo interiore. Il metodo scientifico sottolineato dalla critica, si riferisce quindi non solo allo studio del reale ma anche alla sua profonda comprensione che ha come fine la rivelazione delle più inconsce e nascoste connessioni umane improntate al sentimentalismo: la crescita individuale o collettiva nei romanzi eliotiani non prevede che le passioni e gli istinti vengano repressi; essi possono riemergere nei vari momenti di incoscienza ma possono essere controllati o reindirizzati, o addirittura, come nel caso dei riflessivi Dorothea e Lydgate gli istinti morali vengono sublimati. Il metodo di base razionalistico insito nel romanzo, costruito attraverso una precisa imagery fatta di analogie, metafore e parabole, viene a poco a poco decostruito dall’inevitabilmente incontrollabile comportamento umano. L’esperimento scientifico non viene abbandonato, ma la Eliot ne dimostra la valenza e i limiti all’interno di vari fenomeni ed eventi, come se i suoi romanzi fossero una verifica delle sue tesi filosofiche. D’altronde è proprio l’immaginazione il più importante elemento necessario alla scoperta scientifica.

L’autrice svela i suoi personaggi come quadri dalle cornici dorate esposti d’un tratto alla luce del sole; vengono mostrati e descritti per quello che sono e poi legati o contrapposti o divisi dagli eventi. I personaggi che si incontrano in Middlemarch ci vengono proposti chiaramente e a noi resta doverli guardare prendere decisioni che sembrano giuste, ma che poi si rivelano sbagliate e con cui dovranno convivere; li osserviamo crescere, commettere errori e imparare; innamorarsi, cadere e rialzarsi oppure disinnamorarsi, assistendo alla disillusione, alla presa di consapevolezza della vita e della sua imprevedibilità.

Tutti i personaggi sono affetti da un disagio sia interno che esterno. Essi soffrono di una lieve forma di follia indicativa della situazione sia fisica che mentale dove il corpo risente delle sofferenze e delle gioie tanto quanto ne è la genesi. La coscienza senza il corpo infatti è pura astrazione: le persone di George Eliot pensano intensamente e altrettanto intensamente sentono. Il fatto che sbaglino e che commettano errori, che soffrano non è legato a nulla di razionale, a nulla di scientificamente esplicabile. Quest’opera è un esperimento, in cui l’autrice che tesse la rete di una realtà artificiosa e si eleva a un Dio che di tanto in tanto fa udire la sua voce tra le righe; ma allo stesso tempo l’inevitabile imprevedibilità della vita, la sua complessità, il dramma, l’amarezza, la malinconia, la disillusione intrinseca alla vita stessa rendono l’opera uno specchio della realtà incontrollabile, e rendono Middlemarch un romanzo dalla immane bellezza.

 

George Eliot

It is never too late to be what you might have been.

 

Mary Anne Evans nasce il 22 novembre 1819 ad Arbury Farm, nel Warwickshire. Molto legata al padre carpentiere edile e poi agente immobiliare che diviene una figura che ricorre spesso nei suoi romanzi, come ad esempio in Caleb Garth di Middlemarch. Mary Anne, giovane dall’intelligenza particolarmente brillante, ebbe ampio accesso alla biblioteca di Arbury Hall, fondamentale per la sua formazione culturale mentre importante per lei fu anche la formazione religiosa della sua famiglia anglicana.

Dopo vari spostamenti tra diversi collegi stringe amicizia con Miss Maria Lewis, una istitutrice irlandese convinta sostenitrice del movimento evangelico e di fede calvinista, che avrà una grandissima influenza sulla sua formazione religiosa, inculcandole il culto della predestinazione e il disprezzo per gli aspetti effimeri e mondani della vita.

Alla morte della madre, nel 1936, è costretta ad abbandonare la scuola e quando il fratello prende la proprietà della casa e lei si trasferisce con il padre vicino a Coventry, la cui vicinanza alla buona società le permise buone conoscenze anche con personalità di spicco. Viene iniziata a teologie molto più liberali e radicali; smette di andare in chiesa e comincia lo studio del tedesco e delle origini storiche del Cristianesimo, cosa che provoca il risentimento del padre che si rifiuta di vivere con lei a meno che non riprenda a frequentare le funzioni religiose. Sono questi i mesi che vengono definiti dalla Eliot come periodo della “Guerra Santa”.

Alla morte del padre, libera di dedicarsi completamente a sé stessa, soggiorna sola a Ginevra per otto mesi, poi è a Coventry e poi a Londra come assistente di John Chapman, direttore della Westminster review di cui diviene caporedattrice, scrivendo dissertazioni e articoli di critica. Conosce il filosofo Herbert Spencer e grazie a lui conosce lo scrittore George Lewes con cui intreccia una relazione scandalosa perché Lewes è sposato ma separato dalla moglie che ha avuto uno relazione con un altro uomo, ma da cui non può ottenere il divorzio. Decidono quindi di vivere insieme ma a causa dello scandalo risiedono prima all’estero e poi a Richmond dove la Eliot collabora con la Westminster Review e con il Leader.

Grazie al suo successo come scrittrice e col passare del tempo, entrambi vengono riammessi in società. Nel ‘54 appare la sua traduzione del libro L’essenza del cristianesimo di Feuerbach, mentre in Germania comincia la traduzione dell’Etica di Spinoza. Nel ’57 appare la prima parte di “Amos Barton” e altre storie poi raccolte nel volume Scenes of Clerical Life del ’58, usando per la prima volta lo pseudonimo George Eliot in parte per nascondere la delicata questione dello stato coniugale e in parte per distanziarsi dalle scrittrici di romanzi moderni da lei giudicati ridicoli e triviali.

Nel 1859 esce il suo primo romanzo Adam Bede, che riscuote piacevoli consensi dalla critica: storia del prestante falegname Adam, innamorato di una donna mondana che lo respinge preferendogli un signorotto locale e delle conseguenze che le sue azioni avranno sulla serena comunità rurale. Nel 1860 viene pubblicato The Mill on the Floss, un romanzo vigoroso e sferzante, caratterizzato da una coraggiosa presa di posizione femminista di chiara matrice autobiografica, è una storia di emancipazione sociale; nel ’61 è la volta di Silas Marner, un semplice tessitore che deluso in amicizia e amareggiato da una falsa accusa, si ritira al suo telaio e alle sue ricchezze che però gli verranno rubate e sostituite con una bambina dai capelli d’oro; si tratta di una racconto di innocenza e colpa che si snoda attraverso il mistero del tesoro rubato, della bambina e sulla sua provenienza come una allegoria morale sul potere di redenzione dell’amore. A seguito del suo viaggio in Italia scrive Romola nel 1863, ambientato nella Firenze Rinascimentale negli anni successivi alla cacciata della famiglia medici in cui il riformatore religioso Savonarola minaccia la città. Allo stesso periodo appartengono Brother Jacob e Felix Holt, pubblicato nel ’66 mentre la Eliot è impegnata a scrivere le sue due sole opere in versi, tra cui The Spanish Gipsy. Middlemarch è il suo settimo e penultimo romanzo, scritto tra il ’69 e il ’72, seguito nel ’78 da Daniel Deronda, il romanzo più ambizioso in cui il protagonista contrasta il lassismo morale dell’aristocrazia britannica con il fervore del nazionalismo ebreo, mentre Gwendolen Harleth, schiacciata in un matrimonio senza amore con l’arrogante e crudele Grandcourt, cerca la salvezza nell’altruistico e profondamente spirituale Daniel il quale profondamente influenzato dalla scoperta delle sue origini ebraiche, è troppo impegnato nel suo risveglio culturale per salvarla dalla disperazione.

Nel ’78 muore Lewes e la Eliot continua il lavoro incompiuto del suo compagno, Life and Mind e dopo un lungo periodo di solitudine, decide di sposare il giovane John Walter Cross, con grande scandalo in società ma con le felicitazioni del fratello. Muore pochi mesi dopo, il 22 dicembre 1880.