Il lavoro, di questi tempi, è un argomento scottante; non si trova, magari nemmeno si cerca, dopotutto sta per arrivare l’estate. In questa storia, però, ci sono tre ragazzi per cui il lavoro è tutto, su di esso si basa persino la loro amicizia che dura da una vita; per il lavoro sono disposti a giocarsi tutto, perché l’hanno trasformato in vocazione; ma è anche uno stile di vita, anche se, più di tutto, il lavoro all’azienda informatica Albecom è ciò che scandisce le loro vite, i loro fallimenti, le loro vittorie. Dall’azienda parte tutto, a ritroso.

Sono tre persone agli antipodi: il pre-sales dell’azienda, soprannominato GDL, è quello che ci mette lo spirito, oltre alla faccia; viaggia in Europa a procacciare potenziali clienti, convincendoli con i suoi modi di fare sbruffoni, con la parlantina ma soprattutto con lo spirito da combattente che tiene nel cruscotto dell’auto L’arte della guerra, lo stratega.

Luciano, invece, è il più introspettivo dei ragazzi, non ha legami forti, fa quello che deve e gli riesce anche bene. Possiede un animo più triste, rassegnato.

In ogni cosa d’altronde, aveva capito Luciano, c’è un errore, anche nei cieli sereni. Un programmatore lo deve sapere bene: non esiste un programma senza bug, ossia un insetto, l’insetto che penetrava nelle prime enormi macchine informatiche, facendo ponte tra due circuiti, fino a mandarle in tilt. Sarebbe capitato anche a lui?

A lui spettano le riflessioni più profonde del romanzo, è il co-protagonista, l’alter ego dello scrittore che, a mio parere, si fa carico del senso della storia e la direziona.

Il lessico informatico viene riproposto senza sosta all’interno del romanzo, che appare come un gioco di parole e significati ben bilanciato da uno scrittore che le parole le conosce bene, le sa usare, ne valuta costantemente il peso. Targhetta è abile con gli scambi, le metafore, le metonimie; sa calibrare le emozioni perché è attento e preciso.

Il titolo mi ha fatto molto riflettere: “potenziale” nel linguaggio comune significa “che ha aspetto, qualità, possibilità che non si sono ancora manifestate o realizzate”.

È uno stato di potenza, un’energia che potrebbe tradursi in atto. Ma Targhetta, a mio parere, un linguista così fine, lo ha concepito a mo’ di valore grammaticale: qualità o modo del verbo che rappresenta l’azione in quanto possibile, specifica, in modo congiuntivo l’esistenza di una possibilità presente, oppure, con l’imperfetto, di una possibilità passata.

Ebbene questo è tutto ciò che si può dire: è basilare, le vite dei protagonisti furono potenzialmente promettenti, sono potenzialmente in espansione, le possibilità si moltiplicano, la rete si amplia e distribuisce ma può anche catturare e immobilizzare.

 

 

Francesco Targhetta (Treviso 1980) è professore di lettere alle scuole superiori. Ha pubblicato un libro di poesie, Fiaschi (ExCogita, 2009) e un romanzo in versi, Perciò veniamo bene nelle fotografie (Isbn 2012). Nel 2014 ha vinto il premio Delfini e il premio Ciampi. Le vite potenziali è il suo primo romanzo in prosa, candidato al Premio Campiello 2018.

 

 

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